La Circular Economy nella Blue Economy

Un nuovo paradigma per la sostenibilità marittima capace di ridurre l’impronta ambientale del settore

SRM nelle proprie analisi recentemente svolte ha dimostrato come la Blue Economy abbia assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie di sviluppo sostenibile a livello globale. Secondo il Blue Economy Report 2024 della Commissione Europea, il settore ha generato un fatturato di 623,6 miliardi di euro, con una crescita del 21% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la pressione sugli ecosistemi marini sta aumentando esponenzialmente.

Tradizionalmente, la Blue Economy ha seguito un modello lineare basato sull’estrazione delle risorse marine e il loro consumo senza un adeguato reinserimento nei cicli produttivi. Questo approccio ha determinato un impatto significativo sulla biodiversità e sulla qualità degli ecosistemi marini. L’OCSE stima che entro il 2030 la crescita dell’Economia Blu supererà quella dell’economia globale, con il rischio di un ulteriore sfruttamento delle risorse marine. L’adozione di modelli di Circular Economy rappresenta una soluzione concreta per ridurre l’impronta ambientale del settore.

La strategia si basa su tre principi fondamentali:

  • Progettazione a zero rifiuti e inquinamento;
  • Mantenimento dei prodotti e dei materiali in uso il più a lungo possibile;
  • Rigenerazione del capitale naturale.

A questi tre principi si aggiunge la necessità di sviluppare infrastrutture resilienti e modelli di business innovativi, che possano integrare processi di economia circolare all’interno delle filiere esistenti. La collaborazione tra pubblico e privato rappresenta un elemento essenziale per garantire una transizione efficace verso un’economia del mare sostenibile e inclusiva. La transizione verso la Circular Blue Economy coinvolge diversi comparti strategici:

  1. Logistica e trasporto marittimo

Il trasporto marittimo è responsabile del 29% delle emissioni di CO2 legate alla movimentazione globale delle merci. L’adozione di combustibili alternativi, come ammoniaca e idrogeno, insieme a tecnologie di cold ironing nei porti, permette di ridurre le emissioni e lo sviluppo di navi a propulsione elettrica e a idrogeno sta guadagnando attenzione grazie agli investimenti in innovazione tecnologica e ricerca avanzata. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, entro il 2040 il settore marittimo potrebbe ridurre le proprie emissioni di oltre il 50%.

  1. Pesca e acquacoltura sostenibile

Con oltre 3,2 miliardi di persone che dipendono dalle risorse ittiche per il proprio apporto proteico, la gestione circolare delle risorse marine è essenziale. L’acquacoltura rigenerativa, basata su sistemi di policoltura e l’uso di sottoprodotti per la produzione di mangimi, riduce l’impatto ambientale. Le certificazioni di pesca sostenibile, come la MSC, stanno incentivando un approccio più responsabile lungo la filiera. Il riutilizzo delle squame e delle pelli di pesce nella produzione di bioplastica e cosmetici è una delle soluzioni innovative che stanno emergendo nel settore.

  1. Energie rinnovabili marine

L’energia eolica offshore e il recupero energetico dalle correnti marine rappresentano un’opportunità cruciale. Il fatturato del settore è passato da 91 milioni di euro nel 2009 a 3,4 miliardi nel 2021, evidenziando il crescente interesse verso soluzioni energetiche pulite. Oltre alla crescita delle energie rinnovabili marine, le innovazioni nel settore stanno portando alla creazione di nuovi sistemi di accumulo dell’energia per garantire la stabilità della rete elettrica. L’adozione di sistemi di stoccaggio basati su batterie avanzate e idrogeno liquido potrebbe contribuire a migliorare la flessibilità e l’affidabilità delle fonti energetiche marine.

  1. Recupero e riutilizzo dei materiali

L’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Strategie innovative di economia circolare, come la trasformazione delle reti da pesca abbandonate in materiali per l’industria tessile, stanno emergendo come soluzioni chiave. Il riciclo dei materiali marini e il riutilizzo di residui industriali possono generare nuove opportunità di business. L’Italia, con una quota del 10% sul Valore Aggiunto Lordo (GVA) della Blue Economy europea, sta giocando un ruolo cruciale in questa transizione. La Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e il Piano del Mare 2023-2025 stanno incentivando investimenti in infrastrutture portuali sostenibili e progetti di rigenerazione ambientale. Inoltre, il nuovo quadro normativo europeo, con la Nature Restoration Law entrata in vigore nel 2024, impone obiettivi chiari di ripristino degli ecosistemi marini. Gli Stati membri sono chiamati a implementare misure specifiche per il recupero delle aree marine degradate e la promozione di pratiche industriali circolari.

In conclusione, anche in base alle analisi SRM, possiamo affermare che la Circular Blue Economy rappresenta un’opportunità unica per coniugare sviluppo economico e tutela degli ecosistemi marini. La sfida principale sarà favorire una maggiore collaborazione tra stakeholder pubblici e privati, investendo in ricerca, innovazione e politiche di sviluppo che garantiscano un equilibrio tra crescita economica e protezione ambientale.